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2007/9/26 Polvere nella clessidraStasera sentivo il desiderio di tornare qui... è così tanto tempo che non scrivo...
In realtà scrivo in generale di meno, è come se all'improvviso non solo fosse finita la voce, ma anche l'inchiostro. Le emozioni sono diventate così complesse da non poter essere trascritte adeguatamente.
Sto bene, sono stata travolta dal ciclone "tutto-quello-che-dovreste-sapere-e-considerare-prima-di-mettere-al-mondo-un-figlio".
Sono alle prese con gli esami che la clinica di Barcellona mi ha richiesti per decidere come procedere nel mio caso. Guardo con terrore il tempo che scorre, i dottori che hanno preso a cuore il mio caso mi ricordano il coniglio di Alice nel Paese delle meraviglie: "E' TARDI! E' TARDI! E' TARDI!".
Lo so, ogni giorno che passa è un giorno in meno prima che si ricreino le condizioni sfavorevoli ad una gravidanza, cerco di non farmi prendere dall'angoscia.
La mia vita è "affollata di ex" (corteggiatori, amori mancati, amori falliti) che reclamano attenzione, ma io non ho più tempo per nessuno e non voglio farmi confondere le idee. Ho preso la mia decisione, avrò un figlio, ma non voglio un figlio loro... avrei voluto un bambino da un uomo per il quale io fossi importante, ma non sono stata importante per nessuno di loro... e oramai... E' TARDI! appunto...
L'altro ieri mi ha contattato un mio ex: "Vediamoci, dimmi tu quando vuoi, ma ho voglia di rivederti!"... anche io avrei piacere di vederlo, ma lui inizierebbe a chiedere, a proporre, a reclamare indietro i pezzi della mia vita che ha perso lungo la strada... e io non posso....
Il mio corteggiatore storico, invece (quello che lavora nello stesso palazzo dove lavoro io) lunedì mi ha regalato dei fiori... li ho messi in un vaso sulla scrivania, sono ancora belli...
E l'amore mancato, quello a cui io tenevo davvero, quello nel quale credevo di più... mi scrive, non immagina neanche io abbia deciso di realizzare da sola quello che un tempo mi era sembrato potesse essere il nostro sogno...
E' tutto molto difficile, le paure sono tante, ci sono notti insonni di lacrime, la solitudine, il timore di non essere all'altezza... poi i miei occhi incontrano per strada quelli di un bambino e tutto scompare, mi dico che ce la posso fare.
La legge italiana lega le mani dei medici, che comunque cercano di aiutarmi come possono, senza finire nei guai. Li capisco, ma è sempre dura scoprire di essere all'improvviso una "fuori casta" del servizio sanitario nazionale.
Ogni piccolo passo avanti è una conquista di proporzioni titaniche...
Rimane il rimpianto: una cosa così bella, come una nuova vita, dovrebbe esser sempre il frutto di una scelta fatta in due per amore, con senso di responsabilità, passione e allegria... dovrebbe essere una cosa naturale, non vissuta quasi come una malattia, lo so, ne sono consapevole, ma... per me non c'è più tempo per aspettare arrivi l'altra metà del mio sogno e non voglio morire col rimpianto di non aver tentato tutto il possibile per cercare di guardare negli occhi mio figlio.
E' una scelta che fa discutere la mia, che attira critiche, ma, per fortuna, anche tanta solidarietà. Non so se Dio mi condanna per questo: io voglio solo mettere al mondo una nuova vita e prendermi cura di essa, ma negli ultimi tempi ho imparato a non chiedermi più nulla, a non considerare volutamente certe cose per evitare di impazzire, dilaniata fra ciò che poteva essere e non è stato e ciò che potrebbe essere se solo si potesse prendere in mano il proprio destino.
Tutte le mattine c'è una sola cosa che mi ripeto: "Posso ancora farcela ad essere felice, e devo farlo ora, perché... non c'è più tempo".
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