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2006/5/26

The end

Fine settimana di una settimana complicata.
 
Fa molto caldo, per di più avevo in programma una riunione, quindi "alta uniforme": il tacco 7 cm è abbastanza comodo, e mi trasmette quel senso di squilibrio e precarietà che pare sia molto sexy per gli uomini ma devastante per me che amo avere i piedi ben piantati per terra.
 
Alle 9,30 la nausea già m'uccideva. Colazione con l'uomo che da 7 anni cerca di chiedermi di sposarlo (beh, almeno di cominciare da qualche parte a pensarci...), mentre io dribblo spericolata, mettendolo in condizioni regolarmente di NON chiedermelo (che pazienza, però, e che tenacia!). "Ti devo portare a cena in un ristorante che...".  Acc... che cafona! - penso - eravamo rimasti d'accordo per la cena e io non gli ho più detto nulla... Sì, ma nel frattempo me ne sono successe troppe e la testa... "Guarda che non l'ho dimenticato! Abbiamo una cena in sospeso! Appena finisce 'sta cagnara!"... Stamattina lo guardavo con attenzione: è carino, buono, simpatico... ma non è te... che imbecille che sono! Un'altra l'avrebbe già impalmato da almeno cinque anni!!
 
Ore 10,30: ho già archiviato due forniture alla stampa, una incazzatura con un collega e tanta tanta nausea. Mi gira la testa, ho perso troppo sangue negli ultimi giorni, fra un po' collasso.
 
Ore 11,00: riunione in mega sede di mega assicurazione con mega scalone in marmo e mega saloni affrescati. "Sa, questo palazzo è stato perso al gioco da un conte!"... Ma dai? Era tutto suo e se l'è giocato a carte? Bel cretino!!!
 
Ore 12,00: fissate scadenze ai collaboratori per convegno di Milano. Qualche mugugno ma nulla di significativo da segnalare. Chiamo mia nonna, che mi chiede ansiosa come sto.  Mento: "Bene nonna, sto bene non ti preoccupare!".
 
Ore 12,30: chissà se ti chiedi come sto? Ti sto evitando, parlo coi tuoi collaboratori, ma cerco di non farlo con te, non ce la farei a sopportare le tue cattiverie ora. Stamattina, venendo a lavoro, pensavo a te, che forse eri l'ultima possibilità (Dio non voglia) e, mentre pensavo a te, ho iniziato a sentire forti fitte di dolore: "Oddio, va a finire che mi tocca davvero il pronto soccorso!" e lì ho avuto l'ennesima riprova che sei altamente deleterio per il mio stato di salute. Mi gira la testa, la nausea è persistente. Martedì ho il primo giro di analisi.
 
... Per quanto tempo si può continuare a far finta ci sia ancora qualcosa davanti a noi, a far finta di non vedere il deserto? ...
 
Non sono depressa (oddio, ieri sera un po' ho pianto, confesso, ma niente di che), anzi, sono piuttosto serena, scherzo coi colleghi, non mi va di parlare di come sto (tanto mi sfogo abbastanza qui!), sono ... rassegnata, credo. Ma la rassegnazione non è un bello stato d'animo, non è vita.  
2006/5/19

Aria fresca

日志


2008/5/13

Aspettando l'estate...

 
E' arrivata la primavera... ho aspettato passassero i giorni.
 
Dovevo disintossicarmi da tutte le medicine che avevo preso. Adesso sto bene.
 
A fine mese dovrei riprendere l'iter, sperando stavolta sia la volta buona. Devo esser sincera: sono aumentate le paure ed è diminuito l'entusiasmo. Certe volte mi sembra di essere un malato terminale che deve sottoporsi ad un terapia che già sa non gli salverà la vita.
 
Mi sono rituffata subito nel lavoro, per combattere la tentazione a chiudermi ancora di più in me stessa.
 
Combatto contro la malinconia, non sempre vinco. Molte mie conoscenze aspettano bambini in questo periodo: è difficile non sentirsi una fallita, un essere umano di serie B di fronte alle gravidanze altrui...
 
Faccio finta di nulla, reprimo la mia ostilità nei confronti di chiunque cerchi di oltrepassare il mio spazio privato, nei confronti di Dio, nei confronti dei medici che non son stati capaci di aiutarmi, nei miei stessi confronti, donna incapace di essere alla pari delle sue simili, per tanti motivi...
 
Aspetto passi la primavera e arrivi l'estate...
 
Rosa rossa 
 
 
2008/3/28

Tentativo fallito

 
Ieri ho avuto la triste notizia: ho perso i miei due gemellini... tentativo fallito...
 
Per quanto ci si prepari all'eventualità di un insuccesso (avevo il 50% di possibilità), fa comunque male. Mi sono disperata, stamattina ho la faccia di una finita sotto un TIR a pieno carico, ma so che devo reagire.
 
Lunedì tornerò in ufficio, anche se molti mi consigliano di prendermi altro tempo per "metabolizzare". Ma io preferisco rituffarmi nel lavoro e cercare di superare questa fase al più presto.
 
E' difficile rialzarsi quando il sogno della tua vita era ad un passo e qualcosa ti impedisce di afferrarlo, ma non posso permettermi di passare la vita a piangere.
 
E' stato un percorso durissimo: una fecondazione assistita è drammatica anche se fatta entro i confini nazionali e affrontata in coppia, figurarsi fatta all'estero e dovendo caricarsi sulle spalle tutto il peso dello stress psicologico, della terapia, dell'intervento in sala operatoria, della spola fra Italia e Spagna.
 
Tutta questa via crucis ha avuto comunque il ruolo di spingermi a non andare a votare alle prossime elezioni, io che ho sempre pensato che il voto fosse un diritto sacro e da onorare scrupolosamente. Questo Paese ha dimenticato quelli come me, li ha prima puniti e poi dimenticati: a Barcellona ho incontrato moltissime coppie di italiani costretti ad emigrare per inseguire un sogno, ad affrontare costi pesanti per l'economia familiare, relegati ad una vita da carbonari per inseguire il loro bambino.
 
Ieri è passato anche il medico dell'Inps (il mio ginecologo mi aveva messo a riposo dal rientro da Barcellona) per il controllo di routine. Dopo aver visionato tutta la documentazione mi dice: "Lei lo sa che la fecondazione assistita non è contemplata come malattia?"... l'ho solo guardato con le lacrime agli occhi, porgendogli i risultati impietosi delle analisi "Non in gravidanza". Ha abbassato gli occhi e credo si sia anche vergognato un po':"Mi dispiace tanto, signora!". Ha scarabocchiato qualcosa sul suo rapporto e mi ha detto: "Va bene così!" e se n'è andato.
 
Inseguire un sogno significa anche questo, qualcuno dei nostri governanti ha idea di tutto questo? Perché io devo andare a votare per una Sinistra che non ha fatto nulla di tutto quello che io, elettrice, l'avevo mandata a fare durante il suo periodo di governo?
 
Mio nonno so che non approverà, ma a casa mia nessuno andrà a votare stavolta: forse le mie lacrime non decideranno le sorti delle votazioni, ma di certo hanno risvegliato un moto di rabbia e ribellione in molte persone che mi vogliono bene e trovano tutto questo ingiusto.
 
Farò passare un po' di tempo per riprendermi fisicamente e psicologicamente e poi riproverò: spero solo questa ricerca di un bimbo non si tramuti, da sogno, in incubo.  Ce la metterò tutta per rimanere coi piedi ben piantati in terra e non farmi prendere dall'isteria. Ho solo bisogno di tempo...
2007/9/26

Polvere nella clessidra

 
Stasera sentivo il desiderio di tornare qui... è così tanto tempo che non scrivo...
 
In realtà scrivo in generale di meno, è come se all'improvviso non solo fosse finita la voce, ma anche l'inchiostro. Le emozioni sono diventate così complesse da non poter essere trascritte adeguatamente.
 
Sto bene, sono stata travolta dal ciclone "tutto-quello-che-dovreste-sapere-e-considerare-prima-di-mettere-al-mondo-un-figlio".
 
Sono alle prese con gli esami che la clinica di Barcellona mi ha richiesti per decidere come procedere nel mio caso. Guardo con terrore il tempo che scorre, i dottori che hanno preso a cuore il mio caso mi ricordano il coniglio di Alice nel Paese delle meraviglie: "E' TARDI! E' TARDI! E' TARDI!".
 
Lo so, ogni giorno che passa è un giorno in meno prima che si ricreino le condizioni sfavorevoli ad una gravidanza, cerco di non farmi prendere dall'angoscia.
 
La mia vita è "affollata di ex" (corteggiatori, amori mancati, amori falliti) che reclamano attenzione, ma io non ho più tempo per nessuno e non voglio farmi confondere le idee. Ho preso la mia decisione, avrò un figlio, ma non voglio un figlio loro... avrei voluto un bambino da un uomo per il quale io fossi importante, ma non sono stata importante per nessuno di loro... e oramai... E' TARDI! appunto...
 
L'altro ieri mi ha contattato un mio ex: "Vediamoci, dimmi tu quando vuoi, ma ho voglia di rivederti!"... anche io avrei piacere di vederlo, ma lui inizierebbe a chiedere, a proporre, a reclamare indietro i pezzi della mia vita che ha perso lungo la strada... e io non posso....
 
Il mio corteggiatore storico, invece (quello che lavora nello stesso palazzo dove lavoro io) lunedì mi ha regalato dei fiori... li ho messi in un vaso sulla scrivania, sono ancora belli...
 
E l'amore mancato, quello a cui io tenevo davvero, quello nel quale credevo di più... mi scrive, non immagina neanche io abbia deciso di realizzare da sola quello che un tempo mi era sembrato potesse essere il nostro sogno...
 
E' tutto molto difficile, le paure sono tante, ci sono notti insonni di lacrime, la solitudine, il timore di non essere all'altezza... poi i miei occhi incontrano per strada quelli di un bambino e tutto scompare, mi dico che ce la posso fare.
 
La legge italiana lega le mani dei medici, che comunque cercano di aiutarmi come possono, senza finire nei guai. Li capisco, ma è sempre dura scoprire di essere all'improvviso una "fuori casta" del servizio sanitario nazionale.
 
Ogni piccolo passo avanti è una conquista di proporzioni titaniche...
 
Rimane il rimpianto: una cosa così bella, come una nuova vita, dovrebbe esser sempre il frutto di una scelta fatta in due per amore, con senso di responsabilità, passione e allegria... dovrebbe essere una cosa naturale, non vissuta quasi come una malattia, lo so, ne sono consapevole, ma... per me non c'è più tempo per aspettare arrivi l'altra metà del mio sogno e non voglio morire col rimpianto di non aver tentato tutto il possibile per cercare di guardare negli occhi mio figlio.
 
E' una scelta che fa discutere la mia, che attira critiche, ma, per fortuna, anche tanta solidarietà. Non so se Dio mi condanna per questo: io voglio solo mettere al mondo una nuova vita e prendermi cura di essa, ma negli ultimi tempi ho imparato a non chiedermi più nulla, a non considerare volutamente certe cose per evitare di impazzire, dilaniata fra ciò che poteva essere e non è stato e ciò che potrebbe essere se solo si potesse prendere in mano il proprio destino.
 
Tutte le mattine c'è una sola cosa che mi ripeto: "Posso ancora farcela ad essere felice, e devo farlo ora, perché... non c'è più tempo".
 
Rosa rossa
 
2007/7/26

Per pianoforte e orchestra

 
 
Dovrò iniziare un vero diario, scritto a penna, come si usava una volta.

Dovrò scriverlo perché quando arriverà io gli basterò, ma poi crescerà e si farà e mi farà delle domande, a cui io so già che non potrò rispondere adeguatamente.

Mettere al mondo un figlio è sempre un atto di incoscienza e di egoismo, non riesco a sentirmi in questo diversa da tanti coetanei e non che conosco e diventati genitori in modo "normale" o "naturale" che dir si voglia.

Ieri ne ho finalmente parlato col mio dottore, che (contrariamente ai miei timori) ha preso carta e penna e, senza farmi domande, ha iniziato a spiegarmi e a suggerirmi centri a cui rivolgermi.

"Qui noi non possiamo aiutarti, è illegale, lo sai, ma loro, in Spagna, conoscono perfettamente la situazione italiana e sapranno come aiutarti. Forza, è una cosa bella. Solo inizia al più presto: se fai passar tempo, le tue condizioni di salute potrebbero peggiorare nuovamente. Tieni comunque presente che prima di ottobre non puoi far nulla, dopo l'intervento il tutto deve finire di cicatrizzare".

Ok, intanto inizio a fare qualche esame, il primo oggi pomeriggio. Poi ci sono le ferie. Non parto: non ho voglia e comunque il mio miglior amico ha problemi in famiglia... Non può lasciar sola la mamma col padre malato. Non mi dispero: sono stanca, mi basta riposarmi, mi sono sufficienti la solitudine e il silenzio.

Oggi ho accennato le mie intenzioni di avere un figlio a mio padre (fosse stato per me, non l'avrei fatto, ma mamma ha insistito)... Dire che la notizia è caduta nell'indifferenza più totale è abbellire non poco il quadro... Non mi aspettavo niente di meglio, niente di più.

L'altro giorno ho scoperto che hai aperto un blog (te l'avevo suggerito io, ti ricordi?), sono venuta a curiosare, in silenzio, in punta di piedi. Mi aspettavo ci mettessi dentro più di te stesso, invece di te c'è molto poco, di te come uomo e forse anche come giornalista... Ti presenti, dici che vivi con tua moglie (l'hai aperto da pochi mesi, non fai cenno ad alcun figlio...), elenchi i libri che hai scritto, i tuoi articoli, il tuo impegno politico e sociale... Ma il tutto è freddo e distante...

La musica, Bach, è invece splendida, un concerto per pianoforte potente e dolce al tempo stesso... L'ho riascoltato tre volte di seguito e nel mio cuore mi sono augurata di riuscire prima o poi a dimenticare davvero le cose brutte e le ferite, per dare di me sempre e comunque la parte migliore. 
 
Rosa rossa
2007/6/4

Tempo di cambiamenti

 
I giorni passano e non è che passino inosservati... Sono successe molte cose dal mio rientro in ufficio, sono stata molto presa e comunque ho davanti a me altre due settimane di fuoco.
 
Purtroppo sono partite alcune lettere di licenziamento, altri colleghi se ne sono andati di loro inziativa, sistemandosi altrove.
 
La chiamano "riorganizzazione"... suona bene, dà l'idea di qualcosa che da quel momento in poi funzionerà meglio...
 
Anche io sono stata toccata dalla ventata di "efficientismo": l'aiuto a cui avevo affidato parte delle mie competenze è stato vittima dei tagli e ora sono nuovamente sola a seguire i rapporti con i media per la mia società. All'inizio non l'ho presa bene, ma ora riesco a vedere le cose con maggior distacco.
 
In fin de' conti se le decisioni non le prendi tu, puoi cercare di influenzarle, ma non puoi farne una malattia se non riesci a cambiarle.
 
Mi ha fatto male vedere professionalità di tutto rispetto buttate sul marciapiede dall'oggi al domani, ho fatto quel che ho potuto per salvare almeno un paio di posti di lavoro, ma non c'è stato nulla da fare... uno sperpero, triste, ingiusto, ma... temo inevitabile...
 
Nel frattempo ho avuto il controllo dal chirurgo, l'intervento sembrerebbe riuscito. Adesso devo decidere cosa fare...
 
Il principe azzurro non arriverà più. O forse arriverà, ma quando sarà troppo tardi. E io voglio una famiglia.
 
Voglio un motivo valido per venire qui tutte le mattine (l'impulso di andare piuttosto a far quattro passi in centro è ogni giorno più forte...). Voglio guardare gli occhi di mio figlio. Voglio sentirmi responsabile di qualcosa di importante (un ufficio stampa è un figlio troppo indipendente per appagarmi nel mio bisogno di maternità!). Voglio FARE qualcosa di importante...
 
 
 
2007/3/14

La vita degli altri

 
Giornata "sghemba"...
 
Il tuo nome m'è capitato sotto gli occhi stamattina: moderi un convegno che si terrà fra qualche giorno. La vita continua, per gli altri...
 
La mia s'è fermata, è scesa in sciopero. Gli altri vivono, io sono ibernata da più di un anno e forse non ce la farò mai più a scongelarmi.
 
Non mi entusiasmano più le cose che fanno felici gli altri, né mi addolorano le cose che feriscono gli altri.
 
M'è venuto un pensiero scemo: chissà se hai finito di pagare il mutuo per la casa nuova che avevi regalato a tua moglie?... Figuriamoci, i mutui ventennali sono la regola, no, non puoi averlo estinto...
 
Mi consola non essere l'unica indifferente al mondo: "Sai che X e Y si sposano?" chiedo al mio migliore amico. "Auguri e figli maschi!"... "Ah, tutto qui quello che hai da dire?" "E che devo dire?" "Ma gli altri vivono! Non te ne frega niente???" "Scusa, ma quante possibilità hanno funzioni e il matrimonio duri? Perché devo entusiasmarmi per due che presto divorzieranno??"... Eh, forse hai ragione pure tu...
 
Loro si sposano, altre mie conoscenze saranno presto madri, altri cambiano lavoro... io sono morta, o almeno mi sento tale. Intendiamoci, una morta con un bel sorriso stampato sulla faccia, sono morta, ma sembro allegra, almeno non urto la sensibilità altrui.
 
A me capitano solo cose tristi: mia mamma ha appena subito un intervento, presto ne subirò un altro io, le incazzature sul lavoro sono ormai la prassi (l'unica cosa che andava bene, sta andando a puttane pure quella!), non vedrò mai gli occhi di mio figlio...
 
Avrei voglia di urlare, ma sto zitta, un po' perché ho poche energie da sprecare, un po' per non disturbare, un po' perché non ci sarebbe nessuno ad ascoltare.
 
Non sopporto più le persone che ho intorno per buona parte del giorno, voglio stare il più possibile da sola, se potessi mi chiuderei in un eremo per non uscirne mai più. Mi danno un fastidio fisico, non voglio mi rivolgano la parola, non sopporto mi guardino, mi fa schifo la loro superficialità, ma forse mi dà fastidio solo che per loro l'esistenza continui, mentre la mia è in stand by.
 
La mia amica in attesa tutti i giorni mi fa il resoconto telefonico dettagliato dei suoi problemi di gravidanza, aggiornandomi sulla crescita del piccolo (è maschio, l'abbiamo saputo l'altro giorno: ormai mi considero parte della gravidanza anche io!). L'ascolto paziente: sa dei miei problemi, ma è talmente felice da non riuscire a capacitarsi di quanto male mi facciano i suoi racconti. Non me la prendo con lei: so cosa si prova a desiderare intensamente un figlio... quello che non so è cosa si provi a vedere finalmente realizzato un sogno, ma questa è un'altra storia.
 
Certe volte vorrei aggredirla: "Scusa, ma ogni tanto ti ricordi di come sto?", ma poi mi prendo idealmente a calci nel sedere da sola, lei non ha colpa di limiti che sono solo miei, non c'è cattiveria o crudeltà nel suo essere felice e nel suo aver bisogno di mettermene a parte.
 
E intanto è arrivata la primavera... mentre io spero di non arrivare all'estate...
 
 
 
 
2007/2/16

Vetri rotti

Ho passato la mattinata a nascondermi dietro il pc, ingoiando le lacrime. Non mi andava di farmi vedere piangere, non è bello. Poi non ce l’ho fatta più e sono crollata: ha raccolto i cocci il mio collaboratore.

Stamattina ho conosciuto il dottore che dovrà eseguire l'intervento: un bell'uomo, completamente privo di sensibilità però.

Gli ho mostrato i miei referti, la situazione la conosceva già perché gliel'aveva spiegata quel sant'uomo del mio ginecologo.

E' stato a dir poco brutale nella sua crudeltà: "Vorrei che fosse chiaro che lei, comunque vadano le cose, difficilmente potrà avere figli. Questo intervento non risolve il problema, anche perché ci sono punti in cui io non posso intervenire chirurgicamente. Quindi, potrebbe anche risparmiarselo!"...

Mi è montata dentro una tale rabbia: "Senta, io non so se potrò mai avere figli, ma per me è importante, da un punto di vista psicologico, avere la certezza che ho fatto tutto quanto in mio potere per poterne avere. Ho bisogno di sapere che ho fatto tutto quello che potevo. Quindi mi dica cosa devo fare per affrontare quest'intervento e quando devo ricoverarmi!"...

Mi ha vista incazzata e decisa, ha abbassato le penne e ha cambiato tono... ma intanto la coltellata l'aveva piantata...

Sto piangendo come una stupida fontana da stamattina e non riesco a smettere: se lo avessi fra le mani lo strangolerei.

Non si fa così, sei un medico, non un macellaio, non lo saichi hai davanti, la sua storia: è la prima volta che mi vedi, stronzo!

L’infermiera che ha assistito allo scambio di battute, quando lui è uscito dalla stanza, mi ha dato con un sorriso il suo nome (Roberta) e il suo numero telefonico: "Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, qualsiasi dubbio, io sono qui, chiama!"... L'ho apprezzato molto, ho capito che lei aveva capito e c'era rimasta male quanto me.

Il mio migliore amico, sulla cui spalla ho pianto in pausa pranzo (è anche mio collega, ci conosciamo dai tempi dell'università), mi ha ricordato che per un chirurgo spesso è tutta questione di routine, che per loro sei solo l'ennesimo caso e certe volte si muovono con metodi da elefante in una
cristalleria, che di certo lui non voleva ferirmi o umiliarmi. Razionalmente so che ha ragione lui, ma...

E' che ieri sera ero arrivata a casa a pezzi (fisicamente e nel morale): avete presente uno zerbino? Ecco, mi sentivo tale in ogni fibra del mio corpo. E quindi, più vulnerabile del solito, l'ho presa male stamattina, molto male...

Ora, l’unica cosa che voglio, è stordirmi di tranquillanti e dormirci su, domani di sicuro starò meglio... e magari mi premio con un paio di scarpe nuove, per consolarmi un po’...

2007/2/15

Cronaca di una giornata umida


Sono quasi alla fine...

Fine di questa settimana,  che  è stata sconclusionata e  un po' avvilente.

Fine del ping pong da un medico all'altro per decidere se fare qualcosa e cosa fare.

Fine della mia pazienza con persone nei confronti delle quali ne ho avuta sin troppa.

Stamattina credo mi sia piovuta in testa tutta l'acqua che il buon Dio aveva messo da parte per dissetare un quarto della popolazione mondiale. Sono arrivata in clinica che dir zuppa è dir poco: capelli bagnati, pantaloni bagnati, borsa bagnata, scarpe che non sto neanche a descrivere... e il tutto pur avendo l'ombrello...

Solita dolcezza da parte di tutto il personale (perché ci sono persone che fanno il loro lavoro onestamente e con passione nella sanità italiana, è bene ricordarlo).

In verità io stamattina mi sentivo più in vena di passare da uno psicologo che da un ginecologo: alcune persone a cui tenevo molto e per le quali ho fatto molto mi hanno profondamente delusa; oltretutto alcuni colleghi a cui sono molto affezionata cambiano mestiere, se ne vanno e io mi sento un po' triste per questo. Come se non bastasse, mia mamma la prossima settimana deve subire un intervento, proprio mentre io pianifico il mio... Allegria!

L'umidità m'è entrata nelle ossa ma anche nel cervello, ho bisogno di una doccia calda stasera che mi liberi da questa sensazione brutta.

Domattina conoscerò Jack lo Squartatore, il chirurgo che si occuperà di me: speriamo non abbia le "manone", che a me fa un po' impressione...

In questi giorni sono stata molto vicina al mio migliore amico, che ha alcuni problemi familiari. Mi ha ringraziata l'altro giorno: mi racconta tutte le sue beghe, si sfoga con me, perché io sono una buona ascoltatrice, me lo dicono tutti...

Già... ma chi ascolta me? Sono tornata a "far la muta", che è la cosa che mi riesce meglio quando ho tanti problemi e nessuno con cui confidarmi, o meglio, nessuno a cui interessi quello che ho da dire. Proferirò un totale di 100 parole nell'arco di un giorno (telefonate di lavoro escluse), tanto... parlare per dire cosa? E a chi?

Ieri sera mi ha chiamata a casa uno di quei colleghi che ci lascia per trasferirsi in un'altra società: mi ha fatto molto piacere un collega di Milano, con il quale bene o male ci si è conosciuti e frequentati poco, si sia ricordato di me in un momento così delicato per la propria carriera.
"Con te volevo parlare con calma, prima di andarmene"... grazie... ti ascolto...


Dio, ma quanto ci mette ad arrivare sera? Sono stanca e domani sarà una giornata anche peggiore...

In questa stanza c'è un silenzio assordante... solo il rumore dei miei tasti sulla tastiera e quello del mouse del collega... e il rumore dei miei pensieri. Il rumore del mio respiro non si sente, quello del suo sospiro sì.




2007/1/31

Un mercoledì come tanti


Dicono che la notte porti consiglio: ho dormito come un sasso, oggi mi sento tuttavia ugualmente ferita dal modo di fare di certe persone.

Ieri sera, arrivata a casa, ho pianto disperata: non c'è cosa che mi faccia più male che il tradimento di una persona che reputi amica. Stamattina mi sono svegliata un po' sfatta, ma stavo meglio, seppur con l'amaro in bocca.

Di buon mattino sono andata dal mio ginecologo (a questo punto non so più se è un confessore, un amico, un padre o uno psicologo), dovevo sottopormi ad un esame molto doloroso. "Posso avere l'anestesia totale?" chiedo scherzando. "A quella ricorriamo in ultima analisi, se non ce la facessi a sopportare il dolore. Ma io lo so che tu ce la fai."...

Ce l'ho fatta, ma poi sono rimasta sul lettino mezz'ora buona, con lui che mi sentiva il battito e l'infermiera che cercava di farmi ridere.

Ha iniziato a muoversi per l'intervento, ci rivediamo fra 15 giorni: mi dirà quando il collega che materialmente dovrebbe occuparsi di me può ricevermi.

Mentre aspettavo di entrare, una donna più o meno della mia età mi raccontava le sue gravidanze fallite: io ascoltavo in silenzio. "Lei ha già avuto figli?" "Non ne posso avere" ho detto, abbassando subito gli occhi e vergognandomi come al solito. Mi ha dato il solito sguardo di comprensione e di compatimento che mi fa sentire un verme, ma so che non era colpa sua.

Stasera rivedo una delle mie migliori amiche: è riuscita a "stanarmi", sono mesi che non esco di sera, troppo ripiegata sul mio "dolore che nessuno può comprendere" (lei sì, figli non ne ha avuti), sulla mia stanchezza di vivere e il mio disinteresse per i casi altrui.

Spero non mi faccia molte domande, dal canto mio ascolterò volentieri e con l'affetto di sempre quel che lei deve dirmi, la proposta a cui accennava nella sua mail.

Oggi è il compleanno della Bestiola... auguri!

2007/1/29

Riflessioni di inizio settimana


Un'altra settimana... Il lunedì "sfoga" male alla gente: chi lo prende sbadigliando, chi ha la luna storta, chi si sente depresso...


Stamattina mi chiama di buon'ora una collega di Milano: "Ho l'angoscia, mi rendo conto che i miei amici stanno tutti facendo carriera e io no!"... Ah, bella questa...

Ecco che sale l'angoscia anche a me... MA A ME CHE ME NE FOTTE DELLA CARRIERA? Sono diventata capo ufficio stampa, quando la media dei miei coetanei faceva il cameriere in qualche pizzeria in attesa di "fissa dimora lavorativa", lo sono diventata quasi per caso e comunque senza l'aiuto di nessuno... E' vero che sono rimasta capo ufficio stampa, ma è anche vero che presidente (il mio diretto superiore) non avrei potuto comunque diventarlo mai, no?

Ok, torno coi piedi per terra... Sbocconcellando il mio panino col formaggio (freddo, perché non posso muovermi dalla scrivania e devo accontentarmi... MENTRE VORREI TANTO UN BRODINO CALDO!!!) ripenso a qualche anno fa, quando lavoravo in tutt'altro settore e mi divertivo da matti: la precarietà era assoluta, ma andavo a lavorare allegra.

Anche adesso vengo a lavorare allegra, ma recito, è una finta allegria... tanto perché bisogna essere allegri, divertenti e divertiti per contratto... che palle!

Non mi frega un accidenti della media delle persone che ho intorno qui e sono fermamente convinta freghi molto poco anche a loro di me: non è proprio il massimo come ambiente per passare la giornata, no? Mi consola sapere che là fuori le cose non vanno molto meglio...

Ho riflettuto molto durante il weekend sulla faccenda dell' "assistente innamorato": l'unica cosa da farsi sarebbe mandarlo via, l'unica cosa saggia, ma io non sono mai stata molto saggia... Per il momento sto alla finestra e aspetto, osservo e taccio...

Sì, lo so, è un po' da vigliacchi, ma non so come procedere ed ho paura di fare la cosa sbagliata: un grattacapo del quale avrei fatto davvero a meno. La colpa è anche mia, probabilmente ho valutato male il ragazzo, l'ho fatto più responsabile di quanto non sia in effetti e forse non è giusto paghi tutto il conto lui per una mia errata valutazione.

La mia collega si lamenta del non far carriera? Ecco, dovrei dirle che la carriera porta con sé un bel po' di responsabilità e di problemi etici dei quali anni addietro (lavorando per un'altra azienda) ero del tutto ignara. Ero più serena allora, non dovevo preoccuparmi di certe cose, anzi, non mi preoccupavo quasi di nulla, mi sembrava tutte le porte fossero spalancate, tutti i percorsi possibili...

Oggi mi sento in gabbia. Sono poche le porte spalancate e quasi sempre, una volta varcate, comportano un conto da pagare. Non tutti i percorsi sono percorribili, alcuni sono accidentati, altri conducono al baratro, altri sono in salita, altri ancora sono strade senza uscita...

Mi ritrovo sempre più spesso a pregare Dio di donarmi la saggezza: non la salute, non la ricchezza, non l'amore... LA SAGGEZZA... per evitare il più possibile di commettere errori, di commetterne di gravi, di fare del male agli altri, di ferire ulteriormente me stessa...

2007/1/23

Certi giorni un po' così...


La giornata era iniziata con una telefonata di una cara collega di Milano: "Scusa se ti disturbo, ma ho una grande notizia. Sei la prima a cui lo dico: aspetto un bambino!"... ok, cerco di dominare il senso di panico che mi coglie alla bocca dello stomaco e il senso di profonda inadeguatezza che s'impadronisce di me ogni volta che un'amica o un amico mi dice che si riproduce... A me non capiterà mai, penso, ma è giusto capiti agli altri: la normalità è la loro, non la mia.


Faccio le felicitazioni del caso, riappendo, mi sento una schifezza di essere umano, vado a prendere un caffé nella sciocca speranza mi aiuti a sentirmi meno una fallita come donna.

Tarda mattinata, il mio assistente esordice: "Devo dirti una cosa"...   Ecco, quando iniziano con "devo dirti una cosa" ci sono sempre guai in vista. Sospiro rassegnata, giornata di merda, e mi dispongo ad ascoltare le rivelazioni.

Mi dice che s'è messo insieme ad una delle nostre segretarie, quella dell'amministrazione (divisione con la quale la mia è in guerra aperta da anni). Sono contenta per loro due, molto meno contenta per me, che ora non posso più fidarmi di lui come un tempo. La giornata va sempre peggio...


Pausa pranzo, letteralmente fuggo dall'ufficio e dalla nube nera che si addensa sulla mia scrivania. Mi fa compagnia il mio migliore amico, nonché collega (anche se lui ha mansioni diverse dalle mie). "Devo darti delle novità!!", mi sfugge un gemito : "Oddio, no, ti prego! Che altro c'é? Ti sposi? Fai figli? Cambi sesso??"... "No, io volevo solo dirti che forse viene trasferito da noi un collega che...". Meno male! Iniziavo a pensare ce l'avessero con me!!

Certi giorni vorrei non essermi mai alzata dal letto, fare una cura del sonno che duri 120 anni... o forse anche più...

A completare il quadro, il capo della sede tedesca si mette in mezzo al mio lavoro, l'incasina e se ne fotte bellamente delle esigenze mie e di chi lavora con me.

Un bello scazzo col presidente (che gli para il sedere nonostante costui sia un inetto, bastardo e infame, solo perché amico di suo fratello), mi chiudo in un mutismo assoluto e mando a quel paese il mondo intero.

Meno male che la giornata è finita, a meno che mia nonna non mi comunichi a cena che vuol rifarsi una vita come ballerina di tango in Argentina, posso andare a dormire tranquilla...

2006/12/20

Buon Natale!


Ci siamo quasi, presto me ne starò un po' a casa, non rientrerò in ufficio prima di lunedì 8 gennaio, avrò tempo per rimettermi un po'.


E' passato più di un mese ed ho ancora la bronchite, per non parlare del fatto che sono stanca, ho sempre sonno e non ho voglia di far nulla. Più che venire in ufficio, mi trascino...

Venerdì ho avuto una bellissima notizia: "Le vuol parlare il primario" (panico) "Perché?" "Glielo dirà lui.".

Non faccio in tempo ad entrare nel suo studio che mi accoglie con un bel sorriso: "Ho grandi notizie per lei: è benigna! Lei sta bene, non è leucemia! Esca di qui e veda di non rimetterci più piede: non voglio vederla mai più!"... bene, almeno un problema è risolto, fine d'anno migliore di questa non potevo sperarla.

A casa mia è stata festa grande, ancora oggi fatico a crederci: sono stati mesi da incubo per tutti. Adesso ci sono altri problemi da risolvere, ma... ci penseremo dopo la Befana!!

Auguri a chiunque passi di qui, di pace, serenità, salute, gioia.


2006/11/28

Incroci

 
Ti ho chiesto solo: "Come stai?"... è bastato, mi hai detto che non stai bene, che devi fare degli esami un po' fastidiosi, che forse verrai operato, non ho fatto molte domande, ma mi hai fornito spontaneamente sufficienti elementi. Non mi hai detto che hai paura, ma io l'ho letto fra le righe della tua mail.
 
Mi è venuto spontaneo scrivere:"Quando saprai qualcosa?" "Venerdì, ma arrivo tardi in ufficio"... tranquillo, non ti chiamerò... perché hai paura ti chiami... o no? Ma hai paura, quello sì, in senso assoluto, perché altrimenti aprirti così alla prima formalità... come stai? Non eri obbligato a dire la verità, in realtà quasi nessuno dice la verità quando gli chiedono come sta... dire la verità è sconveniente presumo...
 
Io non ti ho raccontato nulla dei miei problemi, non ti ho detto come sto, né tu me l'hai chiesto: presumo ci si attenda io stia sempre bene.
 
Non mi hai detto che hai il sospetto quel figlio non sia arrivato per problemi tuoi, e non di tua moglie, non l'hai detto apertamente, ma l'hai lasciato capire...
 
Io non ho potuto dirti come sto, che provo io in questo momento. Non mi sentivo di dirti che quel figlio che volevo da te non sarà mai: a che servirebbe ormai?
 
Ti ho sentito piccolo piccolo... e pensare che ti vedevo grande grande... forte, sicuro di te, tu eri quello brillante dei due, quello a cui appoggiarsi, farsi proteggere...
 
Ho provato tristezza, infinita, per me, più che per te: io ero innamorata di te? Io sono innamorata di te? Perché mi secca dannatamente, ma il primo nome che affiora alle labbra pensando ad un uomo è ancora il tuo, quando ho paura è il tuo nome che ho nel cuore... mi fa rabbia... ma non posso farci molto... non lotto più contro questa cosa, mi lascio vivere...
 
Tu ne uscirai bene, sono convinta: ti conosco abbastanza per sapere che, nella peggiore delle ipotesi, ti macererai un po' nei sensi di colpa per appagare il tuo ego (perché ti interessa poco sia di tua moglie che di tuo figlio), per bruciare incensi all'interno del tempio che tu stesso hai eretto per il culto della tua personalità e poi... poi tornerai ad essere quello di sempre...
 
Io non sarò più quella di prima, sono molto più fragile ora e al tempo stesso anestetizzata nei confronti della vita (e della morte), iporeattiva, a volte catatonica: è come se me ne fossi andata, lasciando il mio corpo fra gli altri corpi.
 
Mi dispiace, per te, per me... Stavo pensando alla prima volta che t'ho visto: ero elegante, carina, sorridente nel mio tailleur carta da zucchero che mi stava così bene, mi sentivo bene... se sovrapponessi quella immagine a quella di me ora, in questo momento... si faticherebbe a credere si tratti della stessa persona...
 
No, non è tutta colpa tua, lo so bene: troppe cose non hanno girato per il verso giusto in questo ultimo anno, tu sei solo una delle tante. Però... se potessi riportare indietro il tempo forse non risponderei al tuo sorriso, forse farei finta di non vederti, forse uscirei da quell'albergo di corsa senza voltarmi indietro...
 
2006/11/17

Ciao!

 
E' passato un anno. Mi manchi, spero, ovunque tu sia, tu stia bene.
 
Ho fatto gli auguri a mamma oggi, ma a malincuore: il fatto che lei compia gli anni il giorno in cui ricorre l'anniversario della tua scomparsa ha tolto a tutti la voglia di festeggiare.
 
Mi sono svegliata molto giù di morale stamattina, lì per lì ho attributo tutto alla stanchezza per il periodo di iper-lavoro, poi, mentre bevevo un caffè ho avuto un soprassalto, gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, tutto è stato più chiaro.
 
Oggi è una splendida giornata, il cielo è limpido, anche se io ho la mente offuscata dalle poche ore di riposo.
 
Ero migliore quando c'eri tu, forse anche il mondo era migliore, no?
 
Ti abbraccio forte, ti bacio e spero tu possa sentire il mio calore.
 
 
 
2006/10/23

Il fosso

 
Inizia un'altra settimana, inizia una nuova fase lavorativa, inizia un altro capitolo del mio viaggio nell'affascinante mondo della sanità italiana.

Come raccontavo, o meglio, omettevo di raccontare nell'ultimo post, sto attraversando una "fase refrattaria" rispetto ai miei problemi medici. Mi sento a mollo in un fosso, sono in mezzo al guado, ma non mi va di affrontare gli step successivi: non ho voglia di affrontare tutto quello che so di dover affrontare (mi hanno anticipato che dovrò fare un esame piuttosto doloroso), prendo (perdo?) tempo... Cerco di non pensare...

Un paio di settimane fa ho ritirato i risultati di una serie d'analisi che mi avevano richieste. La dottoressa che ha il compito di spiegarmene i risultati segnala un'anomalia, parla di leucemia.

Esco di lì e rimuovo, non ne parlo con nessuno, nemmeno con me stessa. Non ho paura di morire, ma ho il terrore del dolore fisico.

Passano i giorni, mia madre trova le analisi, legge le annotazioni del medico, fa domande. Ha paura, lo vedo. "Devo portarle al nostro dottore, chiedere che ne pensa lui!". Ho bisogno di difendermi, di sapere che non soffrirò, di dirmi che non proverò dolore: "Qualunque cosa trovino, sappi che io non mi curerò, preferisco morire!"... non dice nulla, so di aver detto una cazzata, ma mi serve per riuscire ad affrontare anche questa...

Il dottore guarda i risultati degli esami, concorda con la collega: "Sua figlia è giovane, quasi sicuramente non è nulla, ma non possiamo permetterci di ignorare la cosa".

Devo vedere un oncologo dopodomani, presumo ci saranno altri esami da fare.

Sono già stata da lui, da ragazzina, accompagnavo mia mamma... Mi ricordo benissimo quella mattina, entrai e in un angolo dell'ambulatorio c'era una ragazzina della mia età, un viso dolcissimo, mi guardò con uno sguardo da Cristo in croce, una flebo in vena. "Mamma, che fa quella ragazzina?" ho chiesto uscendo. "Sta facendo la chemio...", poi un silenzio triste.

Sul terrazzo dell'attico che ospitava il centro d'oncologia c'erano dei gabbiani (credo avessero fatto lì il nido), io non avevo mai visto dei gabbiani da vicino... Erano così belli e grandi... Visti in cielo sembrano piccoli, ma visti a pochi centimetri di distanza sono enormi.

Chissà se troverò ancora dei gabbiani stavolta...
2006/6/21

Scegliendo il male minore

Ok, facciamo il tentativo per evitare l'intervento, inizio 'sta benedetta terapia: a fine giornata ho ingoiato un totale di cinque compresse.

Ho iniziato a leggere il bugiardino di una delle pillole, ho smesso quasi subito con un brivido: ho ingoiato l'ultima con un senso d'angoscia, i postumi di questa schifezza rimarranno nel mio sangue per dieci anni... e che Dio ce la mandi buona! Tra gli effetti collaterali, pure depressione: come se non bastasse!

Se mio nonno da lassù può qualcosa, spero si ricordi di me e mi dia una mano ad evitare il peggio e ad uscire presto da questo vicolo cieco. Stanotte notte in bianco, oggi sono uno straccio: metto il tailleur d'ordinanza e ci abbino generosa scollatura, tanto perché qualche sguardo maschile mi dica che non sono proprio da buttar via, come invece mi sento ora.

Nel frattempo smaltisco l'ultimo "impegno mondano" della stagione - sorrisi poco sentiti e strette di mano a iosa - e inizio ad organizzarmi le ferie. Mi sembrano così lontane, ma non manca poi molto.

Tu l'anticipo di ferie l'hai già fatto. Al tuo rientro, ti sei sentito in dovere di mandarmi per posta elettronica le foto del viaggio con tua moglie (te le avevo chieste?), forse per indurmi ad una qualche reazione. In 4 settimane, l'unico cenno di vita che hai avuto da parte mia è stato un "Ok" in risposta ad una delle tue mail.

Ma sarai carogna? Mi mandi le foto della vacanza con consorte al seguito? "La voglio vedere, con tutto quello che spende, a chiedermi pure il viaggio in Scozia!" mi avevi detto alcuni mesi fa, incavolato nero... Beh, i soldi li hai trovati, pare, perché ci sono donne per le quali ogni desiderio diventa realtà e lei ci teneva tanto alla Scozia!

Non ho fatto una piega, spero tu non l'abbia a male se non ti ho chiesto i dettagli e se non ti manderò il mio piano ferie né le foto del mio viaggio, brutto bastardo...


2006/6/20

Finalmente un po' di pace...

Sono latitante da questo spazio da un po': non ce la facevo a scrivere, né a leggere quello che scrivono gli altri. Ho avuto un periodo pesantissimo, condito di arrabbiature e patemi d'animo.
 
Sono stata anche un paio di giorni a Milano per un impegno di lavoro: ne ho approfittato per rivedere un mio amico e per fare un po' la turista. Poi mi sono presa qualche giorno di "disintossicazione" dal lavoro e dalla solita gente, dai soliti problemi.
 
Rieccomi qua: d'ora in poi le cose dovrebbero avere ritmi più decenti, domani ho un altro convegno, ma per me la stagione è terminata, posso dedicarmi a un po' di sano ozio.
 
Sono stanca, è ora di andare in ferie, a dire il vero. Oggi il telefono ha squillato pochissimo, non mi sembrava vero... che bellezza!
 
 
 
2006/5/29

La signora della porta accanto

Guardavo da sola il film preferito di mia madre, un vecchio e famoso film francese... "La signora della porta accanto" di François Truffaut...

Un bel film... a mio avviso fa il paio con un altro film francese, che adoro, "Un cuore in inverno" di Claude Sautet.

Entrambi raccontano la storia di amori sciagurati, fra due persone una delle quali si difende, fugge, erige muri , costringendo l'altra alla dannazione.

Nel primo caso la coppia finisce in una pozza di sangue, nell'altro lui resta solo, condannando lei a scelte di ripiego...

In ambo i casi protagonista assoluta è la paura dei protagonisti, paura di abbandonarsi all'Amore che abbatte muri e fa crollare colonne, che scompagina le carte e scompiglia i capelli e le idee...

Tante volte mi sono chiesta cosa ci trovasse mia madre in questo film, lei sposata a vent'anni col primo vero, bellissimo e amatissimo amore. C'è qualcosa che appartiene solo a lei, sul quale io non faccio domande, ma che, da donna, posso intuire.

"Il mio amore credeva di avere spina dorsale e invece aveva soltanto un guscio e, siccome il suo guscio non resse, lui detestò Mathilde" dice ad un certo punto la protagonista al protagonista maschile...

Domattina inizio la mia giornata di buon mattino in ospedale, poi qui in ufficio, dove oggi ho avuto una giornata molto pesante, anche se produttiva.

Sabato sera avevo una festa, ma non mi ha sfiorato l'idea di andare: nel pomeriggio ho iniziato a stare male e quindi sono andata a letto presto. Comunque non sarei andata: non ho proprio voglia di stare in mezzo alla gente, non sono in vena di festeggiamenti, non sono sociale, seppur continuando ad essere socievole.

"Non mi parli più di lui. Che ne è stato?" ... "Lui ha fatto molti danni...non voglio dire altro, rischierei di essere fraintesa. Lo amo ancora, ma non penso di lui cose edificanti. L'unica cosa che posso dire è che persone come lui dovrebbero esser messe in condizioni di non nuocere".

Ci sono persone con le quali il dialogo non s'interrompe mai, anche se le incontri una volta ogni 6 mesi.

Capita a tutti di avere amici, ex amori, cugini con i quali l'intesa è così forte da andare oltre la distanza fisica.

L'altro giorno ho incontrato un ex collega col quale avevo condiviso i primi anni di questa professione. Ci siamo divertiti da matti insieme a suo tempo, poi lui ha trovato un altro lavoro, ma non ci siamo mai persi di vista.

Lavorando nello stesso settore, ci si incrocia qui e là, ed ogni volta ridiamo sempre come allora, aggiornandoci sulle reciproche novità.

Mi capita anche con un'ex compagna delle medie o con un'altra ragazza con la quale ho condiviso gli inizi professionali.

Ci sono persone con le quali il dialogo è un fiume che scorre, ininterrotto, placido. Persone con le quali non devi fingere, che capiscono soprattutto quello che NON dici.

Ci sono persone che sono come una boccata d'aria fresca...